Artinsieme (RC)

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Artinsieme

Benvenuti nel nuovo sito web di
ARTINSIEME
Associazione di volontariato & Laboratorio ceramico
a Reggio Calabria

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oppure andate subito alla pagina “Prodotti”
per visualizzare alcune delle nostre tantissime creazioni

Dicono di noi: articolo comparso su L’Avvenire di Calabria

Su L’Avvenire di Calabria un bellissimo articolo che parla di noi, di seguito il testo intergrale.

Pubblichiamo la testimonianza del presidente dell’associazione di volontariato e laboratorio ceramico per disabili Artininsieme.
di Nuccio Vadalà – Sono ormai dieci anni che con tenacia, costanza e impegno portiamo avanti l’esperienza di Artinsieme. Tutto è iniziato quando alcuni giovani disabili, finito il percorso riabilitativo presso il Centro “Tripepi Mariotti” della Piccola Opera Papa Giovanni, o finito il ciclo scolastico non avevano alcuna prospettiva di attività quotidiana. Il futuro di questi giovani era pieno di giornate vuote e prive di senso. Tutto nasce con l’obiettivo di accompagnare e rendere più serena la quotidianità di chi si trova ad affrontare, troppo spesso da solo e senza alcun supporto pubblico, le difficoltà di una condizione emarginante. Ed è allora, su suggerimento degli operatori del Centro di Riabilitazione, che i genitori si organizzano dando vita ad una Associazione che partendo dalle competenze che i propri figli avevano acquisito presso il Centro, potessero mettere in pratica l’arte della lavorazione della ceramica.

Nasce così Artinsieme con i primi cinque giovani e con i loro genitori impegnati in questa nuova avventura. L’esperienza compie i primi passi in un piccolo appartamento affittato nei pressi del Santuario dell’Eremo, con l’aiuto di due ragazze del servizio civile messe a disposizione dalla Piccola Opera, e con l’impegno quotidiano dei genitori. Così la strada (in salita) diventa cammino.

L’Associazione si fonda sui valori della gratuità e della solidarietà, una esperienza di condivisione tra famiglie, persone con disabilità e volontari. Dopo un anno ci viene data la possibilità di ristrutturare un vecchio rudere all’interno del terreno donato dalla famiglia Gullì e messo a disposizione dalla Piccola Opera e con il contributo della Caritas riusciamo a realizzare un laboratorio di ceramica rispondente alle esigenze dei nostri ragazzi. I ragazzi diventano 8 e gli spazi diventano sempre più piccoli per rispondere alle quotidiane esigenze.

Le competenze si affinano sempre di più e questo, soprattutto grazie a Daniela, la maestra d’arte che coordina le attività del laboratorio, che ha saputo tirare fuori da ogni ragazzo il massimo delle loro potenzialità. Tutte le mattine i giovani, accompagnati da alcuni genitori, si ritrovano al laboratorio con la gioia di chi si ritrova tra amici, felici di condividere una mattinata in un clima gioioso e sereno. La cosa che di più colpisce i visitatori è appunto questo clima di continua allegria che si respira appena si mette piede all’interno del laboratorio.

L’esperienza vive col sostegno economico dei genitori e con le offerte che provengono dalla lavorazione degli oggetti di ceramica. I prodotti realizzati sono principalmente delle bomboniere per comunioni, per matrimoni, lauree e qualsiasi altro evento. In questa avventura abbiamo coinvolto delle donne ospiti delle comunità di accoglienza della Caritas per il confezionamento delle bomboniere. I ragazzi hanno raggiunto delle competenze tali da essere capaci di realizzare oggetti di grande pregio e tra questi la fonte battesimale della chiesa di S.

Agostino, le targhe ricordo del campionato mondiale di volley, le lampade della pace che illuminano tutte le chiese della zona di Ravagnese ed è in fase di consegna un reliquario per raccogliere una reliquie di Madre Teresa di Calcutta richiestoci da don Nicola Casuscelli, nostro grande amico, per la chiesa della Madonna del Buon Consiglio in Ravagnese, dove è parroco. I ragazzi vivono l’esperienza come un lavoro dimostrando impegno sentendosi gratificati e felici. I periodi di chiusura del laboratorio diventano momenti di noia, di attesa della riapertura del laboratorio. Alla fine del mese i ragazzi ricevono un piccolo contributo che viene vissuto come gratificazione per il loro impegno.

Il laboratorio dell’Associazione si trova a Reggio Calabria in via Gebbione ed è aperto tutti i giorni dal lunedì al sabato dalle 8.30 alle 12.30. Durante l’orario di apertura è possibile visitare il centro, al cui interno è allestita una vasta mostra permanente degli oggetti realizzati dai ragazzi ed assistere alle diverse fasi della lavorazione dell’argilla.

L’attività permette di realizzare quelli che sono i desideri di chi ordina gli oggetti, ed è bello vedere concretizzati i manufatti dei propri desideri che prendono forma e diventando oggetti originali.

L’esperienza è col tempo diventata un modello di buona prassi per dare risposte concrete a quei giovani che non riescono ad avere altre risposte al bisogno di dare senso alle giornate e quindi alla vita. Solo pochissimi dei giovani con disabilità riescono ad inserirsi in una attività lavorativa, per gli altri non restano che i pochi centri sociali o il buio delle giornate vuote passate a casa. Purtroppo questa esperienza non riesce a rispondere al bisogno dei tanti giovani che bussano, ma la sua funzione principale resta quella di dimostrare un modello possibile da realizzare con l’impegno e con il coraggio dei tanti genitori disponibili a mettersi in gioco senza aspettare o delegare la soluzione dei propri problemi all’ente pubblico o ai professionisti del settore.

Nulla è impossibile di fronte all’impegno costante continuo di un genitore che crede ad un progetto realizzabile oggi.

Soggiorno a Capo Vaticano

Anche quest’anno, come nel 2015, noi genitori di Artinsieme ci siamo concessi con le nostre famiglie (più due amici speciali: Tonino e Luca) un soggiorno dal 14 al 17 settembre, a Capo Vaticano presso il residence Heaven (www.tropeacapovaticano.com).
Sono stati giorni meravigliosi di relax, ma anche di riflessione, di programmazione e di … escursioni.

Abbiamo trascorso le mattinate sulla spiaggia di Santa Maria di Ricadi o all’interno del parco della struttura ospitante, dotata di piscina con lettini, ombrelloni e sdraio, di campi sportivi polifunzionali, di viali alberati per passeggiare e meditare, di gazebo destinati alla lettura e alla conversazione, di spazi attrezzati con prati, fiori, piante autoctone ed esotiche, alberi da frutta e animaletti vari.
Particolarmente ammirati i pennuti di una voliera dentro la quale, se osservati, si esibivano in estenuanti duelli per il predominio, due meravigliosi galli da combattimento, pronti a smettere qualsiasi competizione (quale che fosse il round del match) nel momento del becchime; e soprattutto due pappagalli inseparabili domiciliati in una gabbia, ma con la possibilità di uscire per sgranchirsi le ali. Dei due uccellini, ugualmente coccolati come star, uno era docile e buono, gradiva le carezze e le parole dolci a cui rispondeva con atteggiamenti ammiccanti e civettuoli; l’altro era altero e grifagno; si incattiviva quando si violava la sua privacy e se infilavi la mano per significargli la tua offerta di amicizia ti afferrava il dito con il becco adunco, stringeva con quanta forza aveva in corpo e torceva la testa affinché gli effetti fossero più dolorosi.

Pappagallo cattivo a parte, il trattamento riservatoci è stato superiore alle attese. I titolari del residence non ci hanno fatto mancare nulla e sono stati sempre pronti a soddisfare le nostre richieste e il nostro palato.
La cucina sotto la guida della signora Pina non è mai stata ripetitiva o improvvisata. I primi piatti, di pasta o di riso sono stati serviti con salse varie (al tonno, al pomodoro, con legumi, al salmone, ecc.).
I secondi, prevalentemente di pesce, hanno avuto come ingredienti di spicco lo spada, i totani, il merluzzo preparati secondo gustose ricette tradizionali aperte alle innovazioni degli chef internazionali. Molto graditi la parmigiana e i contorni (patatine, insalate con l’immancabile cipolla rossa di Tropea). In due o tre occasioni ci è stato offerto il dolce e nella serata del primo giorno abbiamo partecipato al rinfresco preparato in onore della dottoressa Angela, figlia dei gestori, per il conseguimento della laurea in scienze turistiche presso l’UNICAL, con una bella tesi sul turismo a Capo Vaticano.
Tutto molto buono e purtroppo molto abbondante. Dal canto nostro ci siamo ben comportati, non siamo mai arretrati davanti alle cibarie con conseguente aumento di peso, tanto che in parecchi abbiamo formulato, sotto giuramento, il proposito di iniziare, appena tornati a Reggio, una rigorosa dieta francescana.

I pomeriggi sono stati dedicati alle escursioni. Abbiamo incominciato con Santa Maria. Uno di noi, che in tempi remoti aveva insegnato a Santa Domenica ci ha dato qualche informazione per meglio apprezzare la bellezza dei luoghi, delle spiagge, dei paesaggi, ma anche la storia dei quei luoghi e la civiltà di quelle comunità che li abitano. Un autentico paradiso; l’opera mirabile di una divinità, luogo di vaticinio e sede di un oracolo celebre per i suoi responsi in tutta la Magna Grecia. Dall’alto del promontorio del faro abbiamo ammirato le acque marine turchesi che penetrano come lingue tra faraglioni e rocce scabre qua e là interrotte da arbusti e fiori selvatici, e da una parte e dall’altra, un susseguirsi di brevi spiagge e isolate calette dove si accumula la sabbia quarzosa erosa dai pendii e il mare sembra più trasparente del vetro. Qui si era rifugiato per curare il suo “male oscuro” (simbolo del labirinto psichico dell’uomo contemporaneo) lo scrittore veneto Giuseppe Berto. Qui scelse di vivere l’ultima parte della sua vita riuscendo a recuperare i valori della giovinezza: l’illusione e la purezza, la dedizione all’esistenza, la possibilità di sbagliare senza perdersi, il diritto sempre frustrato e sempre rinascente alla felicità. Qui concepì alcune sue opere: Anonimo veneziano, la Gloria (in cui Giuda, il discepolo traditore viene giustificato come personaggio necessario per la crocifissione di Gesù e la redenzione dell’umanità).
Qui, infine nel cimitero di San Nicolò, riposa in pace.
Un altro pomeriggio siamo andati a Zungri, la cittadina situata sul versante Nord dell’altipiano del Poro, alla scoperta dell’insediamento rupestre degli “Sbariati”. Si tratta di un centinaio di grotte (risalenti ai secoli XII-XIV) scavati in un banco di arenaria tenera e utilizzate da anacoreti basiliani che vi svolgevano un particolare modello di organizzazione religiosa e sociale. La visita è stata molto suggestiva e fruttuosa grazie alle notizie fornite dalle responsabili dell’attiguo museo contadino, e ai dati storico-architettonici acquisiti mediante la lettura dei pannelli esplicativi presenti lungo l’itinerario e l’interpretazione tecnica di quegli stessi dati, propiziate, rispettivamente, da una lettrice poliglotta e da un architetto del nostro gruppo. Però ci siamo intrattenuti più del previsto, fino al calar della sera, e ciò ha determinato non pochi disagi, come succintamente narreremo.
Nessuno di noi infatti conosceva la strada del ritorno o almeno il primo tratto. Perciò ci è sembrato necessario affidarci al navigatore-satellitare di cui due delle nostre quattro auto erano dotate. Tale navigatore, impostato a dovere, ha cominciato a svolgere diligentemente il suo compito: girare a destra, andare dritto ecc. Solo che gli autisti, o per stanchezza o per scelta, non prestavano ascolto e facevano esattamente il contrario di quello che veniva suggerito. Così ci siamo trovati in un vicolo così stretto che le macchine vi passavano a stento, nonostante che un anziano del luogo ci urlasse: “Chi c… faciti? Aundi iti!…I docu non si nesci… Siti surdi o non sentiti?”. A stento siamo riusciti a tornare indietro, a lasciare Zungri e ad immetterci nella provinciale, grazie all’aiuto delle signore del museo, che mosse a pietà, ci erano venute in soccorso. Sennonché abbiamo preso la direzione per Vibo invece di quella per Tropea, ancora una volta fraintendendo o travisando i consigli dei satellitari, i quali, infastiditi dalla scarsa attenzione dei piloti, hanno cominciato a dare i numeri, a parlare in inglese, ad indirizzarci verso strade sterrate, o interpoderali o senza uscita, con continui dietrofront: un chilometro avanti e due indietro. Tre o quattro volte abbiamo girato intorno a un campo di mais e altrettante volte siamo passati davanti a una villa i cui abitanti guardavano con meraviglia e qualche legittimo sospetto la nostra gimkana. Finalmente in prossimità di un quadrivio, regolarmente senza segnaletica, ci siamo fermati per concordare il senso di marcia. Non essendo riusciti a trovare un accordo (tutti diffidando di tutti) abbiamo pensato di dividerci.
Cosicchè un’auto ha proseguito verso destra, l’altra ha tirato dritto, la terza è tornata indietro, la quarta si è accodata alla precedente. Abbiamo saputo poi che la strada di destra portava a Vibo, l’altra a Tropea, la terza a Panaia-Ricadi. Per fortuna siamo giunti a destinazione, pur se attraverso vie diverse e dopo un’enorme dilatazione dei chilometri (che da venti erano diventati centoventi!) e dei tempi di percorrenza. Abbiamo rassicurato quelli che erano rimasti all’Heaven e ci siamo messi a tavola per la cena.
Il pomeriggio del terzo giorno siamo andati a Tropea. Parcheggiate le auto nel piazzale all’inizio della cittadina abbiamo percorso a piedi le vie del centro con una sosta alla balconata per ammirare la costa e l’isoletta di Santa Maria. Abbiamo ammirato poi gli altri affacci sul mare, la Cattedrale, altre chiese e i suntuosi palazzi 6-7centeschi dai ricchi portali scolpiti e dalle ringhiere in ferro battuto, le piazzette, gli angoli pittoreschi e l’eleganza raccolta e discreta dell’insieme. Una breve sosta per degustare gli choux ripieni alla crema e le granite e una più lunga per procedere agli acquisti di souvenir. Abbiamo comprato cipolle a treccia, vasetti di nduja rosseggiante di peperoncino, di “a maritata” (conserva profumata e aromatica di cipolle), di cipolle in agrodolce, di marmellata di cipolle e uva passa, e piccole confezioni di pecorino del Poro e di “maccarruni i casa” (i filei) realizzati con l’ausilio dei ferri di casa.
Alle 19,30 ci dovevamo incontrare al parcheggio. All’autista più esperto era stato affidato l’incarico di raccogliere tutti e di pazientare qualche istante prima di mettersi in macchina, giusto il tempo necessario perché una delle nostre auto parcheggiata in una strada adiacente avesse il tempo di allinearsi alle altre. L’operazione è durata in tutto 120 secondi però intanto il conducente di provata esperienza del quale si dice avere i tizzi ardenti dove non batte il sole era già scomparso all’orizzonte. Comunque, pur in assenza del capofila, il rientro è avvenuto senza difficoltà. L’indomani dopo il pranzo e dopo una salutare pennichella siamo ripartiti alla volta di Reggio Calabria. In attesa di nuove avventure.

I genitori dei ragazzi di Artinsieme

Traversata della Solidarietà

Il 2 agosto si è tenuta la nona Traversata della Solidarietà dello Stretto di Messina organizzata dall’Associazione Adspem Fidas di Reggio Calabria, da Fidas Calabria e da Fidas, la Federazione associazioni donatori sangue che raccoglie 74 associazioni di donatori in 17 regioni.
Trenta donatori-nuotatori provenienti da tutta Italia si sono alternati in una staffetta in un tratto di mare di circa 3,5 chilometri, tra Punta Faro (Messina) e Cannitello (Reggio Calabria), sfidando le impegnative correnti e le acque dello Stretto sostenuti dall’entusiasmo di quanti non sono voluti mancare all’appuntamento.
Alla traversata hanno partecipato i ragazzi della polisportiva Andromeda affiliata Special Olympics: Michele Lombardo, Nasso Antonino e Ticli Paolo.

 

Novità: Appendi Chiavi

Novità tra i prodotti Artinsieme: vi presentiamo gli Appendi Chiavi.

Nella pagina dedicata, potrete vedere un esempio realizzato su bozza del Cliente ed utilizzato anche per coprire il quadro elettrico di casa, svolgendo così una duplice funzione :-)

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